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Il Trattato fondamentale e la Ostpolitik: come la distensione cambiò la vita accanto al Muro di Berlino

16 Ago , 2026  

Alla fine degli anni Sessanta il Muro di Berlino era in piedi da quasi un decennio e la Repubblica Federale non aveva ancora alcun modo ufficiale di parlare con il governo che lo aveva costruito. La posizione di Bonn era che la Repubblica Democratica Tedesca in fondo non esistesse. Quella finzione aveva un prezzo, e a pagarlo furono i berlinesi dell’Ovest: per sei anni non poterono far visita a parenti che vivevano poche strade più in là, a est, e le linee telefoniche fra le due metà della città erano morte dal 1952. I trattati firmati fra il 1970 e il 1973, con il Trattato fondamentale del dicembre 1972 come pezzo centrale, non rimossero un solo blocco di cemento. Accettarono il Muro per potervi aprire dei varchi. Ne uscì il decennio più strano della Guerra fredda a Berlino: una frontiera diventata insieme più attraversabile e più letale.

Il decennio senza parlarsi

La Repubblica Federale era nata sostenendo di essere l’unica a parlare a nome di tutti i tedeschi. Con la dottrina Hallstein, adottata nel 1955, Bonn rompeva le relazioni con qualsiasi paese riconoscesse Berlino Est, con l’Unione Sovietica esentata a malincuore. Era una politica pensata per lasciare la RDT senza amici diplomatici, e per un po’ funzionò. Quello che non poteva fare era aiutare chi viveva davvero accanto al Muro.

A Berlino l’effetto fu totale. I collegamenti telefonici diretti fra le due metà della città erano stati tagliati nel 1952 e rimasero morti per quasi vent’anni. Le famiglie divise potevano scambiarsi lettere, che la Stasi leggeva, e nient’altro. I quattro accordi sui lasciapassare negoziati fra il 1963 e il 1966 avevano permesso per brevi periodi ai berlinesi dell’Ovest di passare a Natale e a Pasqua, producendo quelle straordinarie fotografie di code lunghe interi isolati. Poi le trattative si ruppero, l’ultimo accordo scadde nel 1966 e i passaggi cessarono del tutto. Nel 1969 un berlinese dell’Ovest arrivava a Mosca più facilmente che nel quartiere accanto.

Wandel durch Annäherung: il cambiamento attraverso il riavvicinamento

Il ripensamento cominciò a Berlino Ovest, non a Bonn. Willy Brandt era stato sindaco governatore della città nell’agosto 1961 e aveva visto il Muro salire mentre gli alleati occidentali concludevano che non c’era nulla da fare. Il suo capo ufficio stampa Egon Bahr ne trasse la conseguenza in un discorso a Tutzing nel luglio 1963: il regime della Germania Est non poteva essere rovesciato né ignorato, quindi l’unica via per alleviare la vita di chi era intrappolato dietro passava dal contatto con chi lo governava. Bahr la chiamò Wandel durch Annäherung, cambiamento attraverso il riavvicinamento. I critici la chiamarono resa, e continuarono a dirlo per vent’anni.

Brandt divenne cancelliere nell’ottobre 1969, con Bahr come negoziatore. Il nuovo governo si mosse in fretta. Brandt incontrò il primo ministro della RDT Willi Stoph a Erfurt nel marzo 1970, primo incontro fra i due capi di governo tedeschi, dove una folla ruppe il cordone di polizia davanti all’albergo gridando “Willy, Willy” e spaventò seriamente la dirigenza della SED. Un secondo incontro seguì a Kassel in maggio. Il trattato di Mosca arrivò nell’agosto 1970 e quello di Varsavia in dicembre, accettando i confini del dopoguerra compresa la linea Oder-Neisse. A Varsavia Brandt si inginocchiò senza preavviso davanti al monumento alla rivolta del ghetto. Nel 1971 ricevette il premio Nobel per la pace.

L’accordo quadripartito del 1971

Berlino in sé non poteva essere sistemata dai due Stati tedeschi, perché giuridicamente la città restava affare delle quattro potenze occupanti. Il documento decisivo su Berlino fu quindi firmato il 3 settembre 1971 da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica, senza una sola firma tedesca.

L’accordo quadripartito fece tre cose importanti. Mosca accettò che il traffico civile fra la Repubblica Federale e Berlino Ovest scorresse senza ostacoli, ponendo fine a quasi un decennio in cui la RDT strozzava le vie di transito ogni volta che voleva una leva. Accettò che Berlino Ovest mantenesse i propri legami con la Repubblica Federale, mentre Bonn accettava che la città non ne fosse parte costitutiva. E impegnò la parte sovietica a consentire di nuovo le visite dei berlinesi dell’Ovest a est. L’accordo lasciò deliberatamente i dettagli ai tedeschi, ed è da lì che venne il cambiamento vero.

Conferenza stampa per la firma del Trattato fondamentale, Berlino Est, 21 dicembre 1972
La conferenza stampa dopo la firma del Trattato fondamentale a Berlino Est, 21 dicembre 1972 © Bundesarchiv

Le prime visite dal 1966

Tränenpalast sulla Friedrichstraße
Tränenpalast sulla Friedrichstraße © Neuköllner

Nel giro di pochi mesi seguirono due accordi intertedeschi. L’accordo sul transito, firmato il 17 dicembre 1971 e in vigore dal 3 giugno 1972, regolava i corridoi stradali e ferroviari attraverso il territorio della RDT. Accanto a esso, il Senato di Berlino Ovest e la RDT firmarono un’intesa sulle visite, il cui effetto fu immediato: a Pasqua del 1972 circa mezzo milione di berlinesi dell’Ovest passò a Berlino Est e nei dintorni, i primi passaggi di massa da quando il sistema dei lasciapassare era crollato sei anni prima. Un trattato sui trasporti del maggio 1972 fu il primo trattato mai concluso fra i due Stati tedeschi.

Una visita in giornata non era cosa da poco. I berlinesi dell’Ovest facevano la fila al Tränenpalast, la sala partenze di vetro e acciaio accanto alla stazione di Friedrichstraße, passavano un controllo passaporti gestito da guardie di frontiera che spesso erano ufficiali della Stasi in divisa, cambiavano una somma obbligatoria di marchi occidentali in marchi orientali che non si potevano riportare indietro né spendere in modo utile, e dovevano essere di ritorno sul lato occidentale prima di mezzanotte. I tedeschi dell’Ovest che arrivavano in auto dalla Repubblica Federale entravano nei corridoi di transito a valichi come il Checkpoint Bravo di Dreilinden, dove uscire dal percorso segnalato era già reato. I valichi di frontiera e le regole che li governavano sono una storia a sé.

21 dicembre 1972: la firma del Trattato fondamentale

Il documento firmato a Berlino Est il 21 dicembre 1972 portava il nome per esteso di Trattato sulle basi delle relazioni fra la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca, che nessuno avrebbe pronunciato due volte. In tedesco rimase il Grundlagenvertrag, da Grundlagen, fondamenti o basi. L’italiano ha tradotto alla lettera e ne è uscito il Trattato fondamentale, un nome che trae in inganno: non significa un trattato essenziale o preliminare, ma il trattato che fissava le basi su cui i due Stati tedeschi si sarebbero trattati a vicenda. Egon Bahr firmò per la Repubblica Federale, il segretario di Stato Michael Kohl per la RDT.

Le sue clausole erano l’arredo ordinario della diplomazia, ed era esattamente questo il punto: rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale reciproche, rinuncia alla forza, non ingerenza e l’intesa che nessuno dei due Stati potesse parlare per l’altro sul piano internazionale. Vi era allegato un lungo elenco di questioni pratiche da regolare in seguito, dalle poste e telecomunicazioni alla sanità, alla cultura, allo sport, alla scienza e all’ambiente.

Quello che il trattato accuratamente non fece fu riconoscere la RDT come paese straniero. Bonn concesse un riconoscimento di fatto ma non di diritto, e vestì la distinzione con una formula che Brandt aveva usato nella sua prima dichiarazione di governo nel 1969: in Germania esistono due Stati, ma non sono stranieri l’uno all’altro. In pratica questo significò che le due capitali non si scambiarono ambasciate bensì rappresentanze permanenti, guidate da rappresentanti permanenti anziché da ambasciatori, aperte nel 1974. La Repubblica Federale consegnò inoltre una Lettera sull’unità tedesca in cui ribadiva che il trattato non contrastava con l’obiettivo costituzionale della riunificazione. Berlino Est prese la lettera e la ignorò.

La battaglia per ratificarlo, e la tangente che lo salvò

L’opposizione di CDU e CSU considerava l’intero progetto un abbandono della riunificazione, e mancò di due voti dal fermarlo. Il 27 aprile 1972 presentò una mozione di sfiducia costruttiva per sostituire Brandt con Rainer Barzel, la prima mai tentata sotto la Legge fondamentale. Fallì. Brandt si rivolse allora agli elettori e vinse nettamente le elezioni del novembre 1972, il che chiuse politicamente la discussione. Il Bundestag ratificò il trattato l’11 maggio 1973, la Camera del Popolo della RDT seguì il 13 giugno, ed esso entrò in vigore il 21 giugno 1973.

La parte più strana emerse più tardi. Nel giugno 1973 il deputato della CDU Julius Steiner ammise di essersi astenuto nel voto di sfiducia in cambio di 50.000 marchi, che a suo dire provenivano dal capogruppo della SPD Karl Wienand. Quando negli anni Novanta furono aperti i fascicoli della Stasi, risultò che a Steiner 50.000 marchi li aveva pagati la Stasi stessa. Non si è mai stabilito se sia stato pagato due volte o se abbia inventato il versamento di Wienand per coprire quello orientale. Quello che non è in discussione è che Berlino Est spese denaro per tenere in carica il governo della Germania Ovest che stava per riconoscerla.

La Baviera tentò un ultimo ricorso giudiziario, chiedendo alla Corte costituzionale federale di annullare il trattato. La sentenza del 31 luglio 1973 lo confermò, ma con una riserva che dipendeva dallo statuto peculiare della costituzione della Germania Ovest. Quel documento non si chiama costituzione bensì Legge fondamentale, la Grundgesetz, perché i politici che la redassero nel 1949 si rifiutarono di fingere che uno Stato esteso su due terzi della Germania potesse scrivere una costituzione per l’intera nazione. Era pensata come una soluzione provvisoria, da sostituire quando i tedeschi avessero potuto adottarne una vera insieme, e la riunificazione vi era scritta come obbligo e non come aspirazione. La Corte stabilì che quell’obbligo continuava a vincolare ogni governo della Germania Ovest, trattato o non trattato, e che la RDT non poteva quindi essere trattata come uno Stato straniero.

Due Germanie alle Nazioni Unite

Il 18 settembre 1973 la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca furono ammesse alle Nazioni Unite lo stesso giorno. Per Berlino Est era il premio per cui si era fatto tutto. Nel giro di pochi anni la RDT era riconosciuta da più di cento Stati, aveva ambasciate in Africa, Asia e America Latina e gareggiava alle Olimpiadi come paese e non come metà di uno. La dottrina Hallstein era morta e la SED aveva raggiunto la normalità internazionale che inseguiva dal 1949.

Abgrenzung: la RDT si spaventa

Dopo vent’anni passati a chiedere il riconoscimento, la SED scoprì che non le piaceva granché ciò che ne veniva con esso. Riconoscimento significava giornalisti della Germania Ovest a Berlino Est, visitatori occidentali nelle città di provincia, denaro e modi occidentali in circolazione fra persone che potevano fare confronti. La risposta fu l’Abgrenzung, la demarcazione: prendersi i vantaggi diplomatici e murare il contatto umano.

La revisione costituzionale del 1974 cancellò i riferimenti alla nazione tedesca e alla riunificazione che il testo del 1968 ancora conteneva. Le istituzioni furono ribattezzate di conseguenza: la Deutsche Notenbank divenne la Staatsbank der DDR e la valuta prese il nome di marco della RDT. Lo strumento più efficace fu però il denaro. Il cambio minimo obbligatorio per i visitatori, lo Zwangsumtausch, fu alzato e abbassato ripetutamente come un rubinetto sul flusso delle persone, e dal 13 ottobre 1980 ogni visitatore dovette cambiare 25 marchi occidentali a persona al giorno al tasso di uno a uno, bambini compresi. Per una famiglia di quattro persone in visita nel fine settimana era rovinoso, ed era voluto. Le visite calarono bruscamente.

La stretta culturale seguì la stessa logica. Quando nel novembre 1976 al cantautore Wolf Biermann fu permesso di andare in tournée a ovest, il Politburo lo privò della cittadinanza mentre era fuori dal paese e gli negò il rientro, innescando la protesta che svuotò un’intera generazione di artisti della RDT. Quella storia appartiene alla musica dietro il Muro. Nel frattempo la Stasi crebbe senza sosta per tutto il decennio dei trattati, perché più contatti con l’Ovest significavano, nella lettura del ministero, più cose da sorvegliare.

Il Muro peggiorò mentre la porta si apriva

Ecco il paradosso che rende gli anni Settanta così difficili da riassumere. La distensione coincise con la ricostruzione più completa della frontiera in tutta la sua storia. Dal 1975 le barriere improvvisate degli anni Sessanta furono sostituite dalla Grenzmauer 75 di quarta generazione, le lastre di cemento chiaro e liscio sormontate da un tubo tondo che rendeva inutile ogni appiglio. È il Muro delle fotografie famose, ed è il Muro dei frammenti che i visitatori vedono oggi. Dietro furono installate recinzioni a segnale, corridoi per i cani, fari e una striscia di controllo rastrellata.

I trattati non fermarono nemmeno gli spari. Si continuò a morire al Muro di Berlino per tutto il periodo della distensione e oltre, l’ultimo fu Chris Gueffroy nel febbraio 1989. Le due cose erano vere insieme: alla fine degli anni Ottanta i tedeschi dell’Ovest e i berlinesi occidentali compivano decine di milioni di visite nella RDT, e la frontiera che attraversavano era più pesantemente attrezzata e non meno mortale di quella che i loro governi si erano rifiutati di riconoscere nel 1969.

Se quello scambio sia valso la pena è ancora oggetto di discussione in Germania. Contro la Ostpolitik si sostiene che abbia puntellato una dittatura per altri quindici anni e le abbia dato la legittimità che non poteva guadagnarsi. A suo favore, che una famiglia divisa poté finalmente incontrarsi, che l’accesso a Berlino Ovest non fu mai più strozzato e che proprio il contatto che la SED passò gli anni Settanta a cercare di limitare è parte del motivo per cui tanti tedeschi dell’Est nel 1989 sapevano esattamente che cosa mancava loro.

Guillaume: la spia che fece cadere Brandt

Il poscritto è quasi troppo perfetto. Il 24 aprile 1974 Günter Guillaume, uno dei collaboratori personali di Brandt alla Cancelleria, fu arrestato come ufficiale del servizio di intelligence estera della Stasi. Brandt si assunse la responsabilità e si dimise il 7 maggio. Markus Wolf, che aveva diretto l’operazione, passò il resto della vita a spiegare che era stata un disastro per la propria parte: l’intelligence della Germania Est aveva distrutto il politico occidentale che più aveva fatto per gli interessi della Germania Est. Il suo successore Helmut Schmidt proseguì la politica senza di lui.

Seguire gli anni dei trattati nella Berlino di oggi

Controllo passaporti alla Bahnhof Friedrichstraße, 1964
Controllo passaporti alla Bahnhof Friedrichstraße, 1964 © Bundesarchiv

Il decennio della distensione ha lasciato meno monumenti dei momenti drammatici del Muro, ma i suoi luoghi ci sono ancora tutti:

  • Tränenpalast – la sala partenze dove i berlinesi dell’Ovest si congedavano dopo una visita in giornata, oggi una mostra permanente sull’esperienza della frontiera. Il posto migliore per capire che cosa significasse davvero un attraversamento negli anni dei trattati.
  • Stazione di Friedrichstraße – la stazione stessa, divisa all’interno in mondi separati per passeggeri in transito, visitatori giornalieri e berlinesi dell’Est.
  • Checkpoint Bravo, Dreilinden – l’estremità meridionale del corridoio di transito dalla Repubblica Federale, dove l’accordo del 1971 si faceva sentire per chiunque guidasse verso Berlino Ovest.
  • Bornholmer Straße – un valico che smistò visitatori giornalieri per diciassette anni prima di essere il primo ad aprirsi il 9 novembre 1989.
  • Notaufnahmelager Marienfelde – il centro di accoglienza che registrava i tedeschi dell’Est che comunque uscivano, compresi quelli la cui libertà la Repubblica Federale comprava in silenzio.

Tutti si trovano sulla nostra mappa interattiva del Muro di Berlino, e la sequenza completa degli eventi è nella cronologia del Muro di Berlino.

Domande frequenti

Che cos’era il Trattato fondamentale del 1972?

Il Trattato fondamentale, o Grundlagenvertrag, fu firmato a Berlino Est il 21 dicembre 1972 ed entrò in vigore il 21 giugno 1973. In esso la Repubblica Federale e la RDT si impegnavano a rispettare la reciproca sovranità, a rinunciare all’uso della forza e a sviluppare relazioni normali, e fissavano un programma di accordi pratici su trasporti, comunicazioni, cultura e altro ancora.

Trattato fondamentale o Legge fondamentale: qual è la differenza?

Due documenti distinti che in italiano suonano quasi uguali. La Legge fondamentale, la Grundgesetz, è la costituzione della Germania Ovest del 1949, ed è tuttora la costituzione della Germania. Il Trattato fondamentale, il Grundlagenvertrag, è l’accordo del 1972 fra i due Stati tedeschi. I nomi si somigliano solo in traduzione, perché entrambe le parole tedesche cominciano con Grund-, suolo o base.

Il Trattato fondamentale significò che la Repubblica Federale riconosceva la RDT?

Di fatto sì, di diritto no. Bonn riconobbe la RDT come Stato ma si rifiutò di trattarla come paese straniero, ed è per questo che le due si scambiarono rappresentanze permanenti anziché ambasciate. La Corte costituzionale federale confermò nel luglio 1973 che l’obiettivo costituzionale della riunificazione restava vincolante nonostante il trattato.

Che cos’era la Ostpolitik?

La Ostpolitik fu la politica perseguita dal governo di Willy Brandt a partire dal 1969, consistente nel cercare accordi con l’Unione Sovietica, la Polonia e la Germania Est invece di rifiutare ogni rapporto. La sua idea guida, formulata da Egon Bahr nel 1963, era Wandel durch Annäherung: cambiamento attraverso il riavvicinamento, nel presupposto che il contatto avrebbe fatto per le persone dietro la cortina di ferro più di quanto avesse fatto l’isolamento.

I trattati resero più facile attraversare il Muro di Berlino?

Per gli occidentali sì. I berlinesi dell’Ovest poterono tornare a visitare l’Est dal 1972, dopo sei anni di divieto, e il transito fra la Repubblica Federale e Berlino Ovest era garantito. Per i tedeschi dell’Est non cambiò quasi nulla: a parte i pensionati e i casi familiari urgenti, continuavano a non poter andare a ovest, e le guardie di frontiera mantenevano l’ordine di sparare.

Perché entrambi gli Stati tedeschi entrarono all’ONU nel 1973?

Perché il Trattato fondamentale rimosse l’obiezione della Germania Ovest. Bonn aveva fino ad allora bloccato l’adesione della RDT sostenendo di essere l’unico Stato tedesco legittimo, e una volta caduta quella pretesa entrambe furono ammesse insieme il 18 settembre 1973.

La distensione rese il Muro di Berlino meno pericoloso?

No. La frontiera fu interamente ricostruita dal 1975 nella sua forma definitiva e più temibile, e si continuò a uccidere chi tentava di attraversarla fino al 1989. I trattati resero il Muro più permeabile ai visitatori autorizzati lasciando intatto l’ordine di sparare.

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