West (Westen, 2013) è il dramma sommessamente avvincente di Christian Schwochow su Nelly Senff, una chimica della Germania Est che emigra a Berlino Ovest con il figlio piccolo e scopre che attraversare dall’altra parte non porta la libertà, ma un nuovo tipo di controllo.
| Anno | 2013 |
|---|---|
| Regista | Christian Schwochow |
| Genere | Drammatico |
| Lingua | Tedesco |
| IMDb | |
| Luoghi delle riprese |
Notaufnahmelager Marienfelde |
Tre anni dopo la morte del suo compagno Wassilij, cittadino sovietico, in un incidente d’auto, Nelly Senff lascia finalmente la Germania Est con il figlio Alexej e arriva nell’Ovest. Vengono alloggiati nel campo di transito per rifugiati di Marienfelde, il centro di smistamento obbligatorio per gli emigranti dall’Est. Lì, gli agenti dei servizi segreti occidentali interrogano Nelly ripetutamente, convinti che Wassilij possa essere ancora vivo e che lei stia nascondendo qualcosa. Mentre gli interrogatori proseguono senza sosta e le voci si diffondono nel campo, Nelly viene afferrata dalla paranoia, incerta se sia protetta, indagata o sorvegliata, e incapace di distinguere se la minaccia sia reale o solo nella sua mente.
Il film si svolge quasi interamente all’interno del Notaufnahmelager Marienfelde, il vero campo di accoglienza a Berlino Ovest attraverso cui passarono circa 1,35 milioni di persone dall’Est durante la divisione. È un lato della storia del Muro raramente mostrato sullo schermo: non la fuga drammatica, ma lo spaesante dopo, i controlli, il sospetto e la perdita di identità che attendevano quanti riuscivano finalmente ad attraversare.
Schwochow girò a Berlino, ricreando i corridoi angusti e le stanze comuni del campo di Marienfelde. Il vero Notaufnahmelager Marienfelde sopravvive oggi come memoriale e museo che documenta l’esperienza degli emigrati.
Basato sul romanzo Lagerfeuer di Julia Franck, West ottenne consensi nel circuito dei festival, con elogi particolari per l’interpretazione della protagonista Joerdis Triebel. Concentrandosi sul campo profughi anziché sul confine, ampliò la narrazione cinematografica del Muro fino a includere ciò che la divisione fece alle persone molto tempo dopo che erano riuscite a sfuggirle.